Viva gli Hipster e chi ha il coraggio di mettersi in gioco

Questo articolo è stato scritto di getto in risposta ad un post apparso su www.palmisano.biz giunto alla mia attenzione tramite Linkedin.

Noto sempre di più che c'è una marea di gente in cerca pronta a sparare a zero su topic di interesse comune, senza nemmeno curarsi  o chiedersi se il proprio commento porti alcun beneficio alla comunità e alla discussione alla quale prende parte. 

Mi riferisco a cercatori di polemiche e assalitori dello status quo che senza rendersene conto diventano consolidatori di altri status quo. Ovvero quelli dell'alternativismo a tutti i costi, dell "io la penso diversamente e per questo vengo emarginato".

Citando sempre Moretti:
 "Mi si nota di più se vengo e resto in disparte o se non vengo proprio?". 

La risposta è semplice e segue le linee del mantra "A volte è meglio restare in silenzio facendo credere di essere stupidi, piuttosto che aprire bocca e togliere ogni dubbio" 

La polemica alla quale mi riferisco, utilizza i dati dell'osservatorio sulle startup  della Camera di Commercio per sostenere il fatto che la maggior parte delle startup fallisce e che l'indotto prodotto dall'economia delle startup è negativo se rapportato al numero delle startup esistenti. Insomma un carpiato economico che sembra non tenere conto che le startup sono per definizione imprese ad alto rischio di fallimento. 

Cosa che quegli "hipster" degli startuppari (come ama definirli l'autore dell'articolo) sanno benissimo. 

Perchè, mio caro autore, mollare i proprio studi, o il proprio lavoro o mettersi a lavorare full time su una propria idea, non è una scelta che si prende a cuor leggero. Se qualcuno ha dovuto ipotecare la casa per ottenere un mutuo, non credo lo abbia fatto solo col sogno di andare a fare l' hipster a Berlino nell'attesa che Rocket Internet acquisti la sua startup. 

Molti di questi hipster fanno due lavori per sostenere la propria compagnia e chi non riesce e deve raccimolare i soldi dalle tre F, si fidi mio caro autore, non lo fa di certo col sorriso sulla faccia. 

Con questo mi piacerebbe molto che si smettesse di dare addosso ai giovani imprenditori quasi come se si volesse cavalcare la narrativa di un conflitto generazionale che non mi sembra proprio il caso di tirare in mezzo. Altrimenti, la sua generazione, quella che ha visto dissipare capitali pubblici in sostegno di quelle aziende private che lei dice aver trainato l'economia italiana nel dopoguerra, quella che ha goduto dei fondi statali erogati per comprare i vostri voti, quella che lascerà la mia generazione senza pensione....ecco, la sua generazione...non uscirebbe bene da questo confronto. 

Quindi magari evitiamo. Magari concentriamoci sull'esternalità positive che l'economia delle startup sta creando. Parlo non solo di posti di lavoro ma anche di formazione. Si, esatto, quei mentor da 2 corsi di wordpress dei quali lei sta valutando la professionalità senza nemmeno preoccuparsi di scavare un po' più in profondita. Al netto del suo disclaimer "dietro questi numeri ci sono anche ragazzi che lavorano duro"  

No, non è cosi semplice decidere di mettersi in proprio. Comporta moltissimi sacrifici, incluso quello di credere in se stessi, una cosa che in Italia è veramente rara. 

Qui stiamo facendo molto di più che farci crescere la barba osservando invano i nostri MAC sperando che un po di scienza infusa ci venga trasmessa da qualche TED talk. Stiamo creando un nuovo modello economico per le quali le generazioni precedenti hanno lavorato duro. Stiamo vedendo finalmente realizzare un modello capitalistico che dia veramente sostegno all'innovazione dal basso. Che crei un economia veramente collaborativa, che ri-disegni gli spazi di lavoro e metta in discussione proprio quel metodo di lavoro corporate che l'ha fatta da padrone negli ultimi 60 anni.  

Lo fa perchè quelli nati negli anni 80 e 90 hanno il terrore di vedere se stessi crepare in ufficio triste nella periferia milanese senza aver provato a realizzare le proprie ambizioni. Lo fà perche il modello di lavoro che le aziende che lei cita hanno messo in piedi, ci disgusta. 

La mia generazione non insegue il posto fisso a tutti i costi, non insegue la sicurezza del posto pubblico. A questo preferiamo il rischio di doverci re-inventare tra pochi anni. 

Lo sappiamo tutti che il rischio di fallire è altissimo, ribadisco. Ma non per questo ci spaventiamo. 

Siamo anche la generazione che più di tutte ha dovuto provare sulla propria pelle il fatto che non riuscirà mai a trovare un occupazione dove è nato. Siamo rassegnati ad over viaggiare in paesi in cui la qualità della vita è molto inferiore a quella della tanto disprezzata Italia. Già, caro autore, fare gli hipster a Berlino o Londra (come nel caso mio)...non è affatto facile. 

La generazione degli hipster ha dovuto affrontare un cambiamento culturale che l'ha costretta ad adattarsi a continui cambiamenti. Siamo una generazione fluida. Prendiamo diverse forme in base a diversi ambienti nei quali dobbiamo inseguire le nostre ambizioni....e anche questo, non è affatto facile.

Parlo con ragazzi italiani, veri talenti, ogni giorno e tutti mi fanno notare la distanza siderale tra chi è rimasto in Italia e chi se ne è partito. In Italia soffrono tutti della mentalità che lei sta cercando di diffondere. Ovvero quella del buttarsi, del credere in se stessi e nelle proprie idee. 

Non credo che ciò di cui parla lei sia l'effetto di un film, ma più che altro della disperazione. Disperazione causata da 50 anni di anti-meritocrazia, gerontocrazia, burocrazia estrema, noia-crazia e quante più crazie voglia. 

Ho avuto la fortuna di studiare due anni negli Stati Uniti, come in effetti tanti dei miei colleghi e coetanei. La lezione più importante che mi hanno insegnato è bisogna sempre avere fiducia in se stessi. Spesso non ci rendiamo conto che là fuori c'è bisogno proprio di gente come noi. Si anche di mentor da due corsi di wordpress (falsità che ignora completamente il fatto che viviamo nell'epoca che ha reso la conoscenza accessibile a tutti e che quindi altro che due corsi do wordpress, mio caro generalizzatore). 

In Italia la maggior parte dei giovani, invece, vive ancora in un regime di timore riverenziale fantozziano. Quello che li porta ad essere grati per avere avuto l'occasione di poter lavorare. 

No, questo è un messaggio sbagliato che si sta diffondendo. Il lavoro ce lo siamo meritati e non dobbiamo ringraziare nessuno per questo. 

Voglio vedere un Italia molto più hipster che yuppie - voglio più giovani incazzati e sognatori - voglio un modello che crei esternalità positive e che non sia necessariamente devoto al Dio denaro. 

Insomma vorrei che ci fosse più apertura mentale e meno chiusura, e che invece dello scontro generazionale si promuovesse una cultura aperta al confronto, che sappia sostenere le generazioni successive.

 

More personal stuff

I was born in sunny day of August 1984 in the beautiful and rough town of Comacchio, a 12,000 people village built on water at a stone throw from the coast. My father was an accountant while my mom has always been looking after the house. Now she manages Residenza Le Saline, our family's b&b, along with my one of my brother and his family. 

Along with my brother I lunched "MaMa's" a disco bar by the beach in my home town. I was 18 at that time and I was coming back from my first study experience in the States. Maybe too young to start a business but definitely a very formative experience where i mostly learned how difficult is to coordinate a team of over 30 senior people when you're at your first job experience. MaMa's was doing very well but 6 years after my brother and I decided to sell for different reasons, mine been to dedicate myself full time to my studies in Political Science. 

Just in case you were asking yourself, in the States I was studying in Spring Valley, and extremely small town in the district of Peoria whose only notable mark in history is represented by "CAT" the caterpillars companies. It wasn't the easiest experience, I have to say, but my hosting family did everything to be like a real family by support me in every aspect of my life. We are still very much in contact right now and talk quite often. 

I always say that going to the States at that time, so young, I almost felt like Yuri Gagarin when he was sent to the space. You know where you going but you don't know if you will ever make it back. Remember, Internet, in 2002, was slow and really expensive!  

So I found myself at 20 years old in Bologna, basically a students paradise where we literally owned the city. I used to work in weeknights to pay for my study and keep my little pot of money untouched for future needs. I have to say it was really a great time. 

I graduated in 2009 and moved to Forli, where I started my MA in Mass Media and Politics. Forli is small town with Italy's best school of Political Science. There I won a scholarship for a year study at Indiana University in Bloomington, one of US best campuses, where I had the opportunity to meet Nobel prize winner Elinor Ostrom. 

On my way back, I stopped in London and never left since then as documented in this blog post

In my free time, I tend to keep myself busy by enjoying my friend's company, reading online, watching series and movies. I also hike from time to time, I did a small part of the Appalachian Trail, hiked Cornwall, the Isles of Scilly and the Lake District. I also love sailing and teach myself new skills.

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In the past, i've taught Backgammon in order to get into music festivals for free and I've co-written a book about the history and culture of Turkey published by ISIAMED that was presented in the Italian Parliament building. 

For more questions and info, please do not hesitate to get in touch.

My professional me

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I've decided to write a blog post about me, so that only the bravest of you, the ones that are not satisfied by the "about me" page and the most curious would get to know me better. 

I moved to London by "accident" in a sunny day of June 2011 after a very brief stay at home, in Italy, while I was on my way back from the United States. I say "by accident" because London was never in plans. I've actually been quite averse to the idea of leaving in such a big city, but a job offer is very difficult to decline, especially in such difficult time for my country's economy. 

So after convincing my former girlfriend to pack and move to the UK, I started my adventure at GlobalWebIndex, a market research startup with the biggest study on users interaction with the Internet.

At that time it sounded like the perfect place to feed my immense curiosity and to understand the internet a little bit better.

If you ever worked in a startup, I'm sure you know that every day is never the same. Sometimes you find yourself dealing with the biggest account, the other day you're decorating the kitchen. For me it was more like one day I'd develop the content strategy, the other day I would develop the Italian Market, and then again the the after I would do something different. Tasks are infinite, almost like the thing that you can learn. The downside is that you have to learn everything by doing. But it is also the greatest way to find out about what actually interested you and what you good at. 

So it's here that I realize that I was good in creating networks, speaking in public and writing stories. The two things combined brought me to the attention of the first blog I've written for, TechEconomy, especially thanks to Stefano Epifani, the very first person who believed in me and that I will never thank enough. After a year writing for TechEconomy, a much bigger publication noticed my story, CheFuturo the most prominent publication in Italy about ICT and Innovation. This meant I was ready for bigger stages and that's how I got approached by Wired Italy to become a contributor.  


In the meantime, after 3 years, it was about time to look for new gigs and I decided to leave GlobalWebIndex to spend more time with the people I loved and gain a bit more independence. Unfortunately that didn't make a lot of economical sense, so after exactly 365 day I found myself accepting a more lucrative job. 

So I joined Seven Publishing, a content marketing agency, to work on Sainsbury's account for a 7 months interim contract. Seven has been a great experience where I also learned a lot, especially about the agency world and about FMCG industry. 

It is at that point that one of my stories made it to the most authoritative newspaper in the World, The Guardian

Now that I had a small pot of money in pockets I could finally start chasing my dream job again. And that's how I got at iStarter. I always wanted to work for startups. It was actually my dream to be able to help young entrepreneurs with my skills and area of expertise. After accepting a huge salary cut that I was ready to trade for a better work-life balance, I got the keys of their marketing department. The experience unfortunately didn't turn out as expected, but i made me a lot more connections and I had the chance to widen my network.

And here I am now, with a little treasure of experiences gained in 5 years working in different environments and wearing different hats. Thanks to this experience I'm now able to help companies managing their everyday marketing activities, media relations and PR. 

Also writing for Wired and The Guardian, opened many doors to me including the one to the world's biggest tech publication, TechCrunch. 

Watch this space for more updates and do not hesitate to get in touch to ask more informations.